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LE ZANZARE NON MUOIONO MAI, NEANCHE BERLUSCONI PUO' UCCIDERLE

Nonostante Silvio Berlusconi tenti di schiacciare tutte le zanzare che tentano di pungerlo, ci sarà sempre una zanzara dopo l'altra che riuscirà nel suo intento: provocare una reazione di dolore e d'irritazione all'uomo più ricco d'Italia.

giovedì 24 gennaio 2008

Cattolica Blog: Beneficenza per i bimbi africani

Cattolica Blog: Beneficenza per i bimbi africani
Pubblicato da Mauro Di Leo alle giovedì, gennaio 24, 2008 Nessun commento:

mercoledì 2 gennaio 2008

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Pubblicato da Mauro Di Leo alle mercoledì, gennaio 02, 2008 Nessun commento:
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Noi siamo le zanzare guerriere

Questo blog non ha lo scopo di denigrare una persona, anzi la persona Silvio Berlusconi, in quanto siamo fermamente convinti che anche Silvio Berlusconi, per quanto appaia grottesco perché dice continuamente ridicolaggini o nefandezze, sia un essere umano che vada rispettato sempre. Silvio Berlusconi è senz’altro intelligente. Negli anni Novanta, gli italiani, prima sorpresi, successivamente disgustati dall’incapacità dei politici a gestire la cosa pubblica (scoppiava l’era di Tangentopoli), si inventarono un cavaliere popolare, lungimirante e abbastanza stravagante per capire che, se si fosse buttato in politica, avrebbe, con l’aiuto smisurato del proprio denaro, conquistato il potere, fino ad allora schiacciato tra una mazzetta e un’altra in una squallida bustarella.
Molta parte dell’Italia si identificò nel nuovo “eroe italiano”, depositario di elementi di unicità e di valori che la rendevano speciale, anzi unico. Silvio Berlusconi è diventato il nostro eroe, nonostante il modesto spessore culturale e politico, arrivando a presiedere più governi come un statista invulnerabile e candido, benché fosse tartassato dalla giustizia per le innumerevoli malefatte professionali, finalizzate esclusivamente ad arricchire sempre di più la propria famiglia e i suoi servili amici.
Silvio Berlusconi non è una persona ingenua. Potremmo dire che non è neanche una persona, ma un fine calcolatore. La sua maggiore abilità, a parte il fatto di essere uno dei mostri più ricchi del mondo e di saper usare sapientemente i suoi soldi per comprare televisioni, giornalisti, case editrici, dirigenti, amici, parenti e nemici, è l’imprevedibilità. Le sue mosse ad effetto sembrano plateali, spontanee, ma invece sono studiate a tavolino per irretire gli avversari ed innervosire gli alleati. Anche le sue celebri frasi razziste, qualunquiste, egocentriche, inconsistenti, inqualificabili, ingiuriose, vergognose sembrano uscire dal suo cilindro da mago, costruito per inglobare tutte le manie e le smanie di Silvio Berlusconi. Non è necessario avere un cervello per esprimere certi concetti sulle donne (si vanta di essere un playboy, tanto da infastidire pubblicamente l’ambasciatore finlandese durante un ricevimento e non smette di offendere la moglie Veronica con le sue ostentate avances a bambole di carne), gli italiani (“coglioni” quelli che non l’avrebbero votato), i cinesi (responsabili di bollire i bambini), i musulmani (razza inferiore perché non cristiani), i socialisti tedeschi (definì un loro parlamentare, Martin Schulz, degno di fare il kapò in un campo di concentramento), a un ministro spagnolo (un bel paio di corna in una foto ufficiale di una riunione dei Paesi della Comunità europea), ancora gli italiani (Mussolini non avrebbe mai ammazzato nessuno, ma solo inviato gli oppositori al confino). Lo stesso dittatore fascista deve aver ispirato Silvio Berlusconi quando fece allontanare Enzo Biagi, Michele Santoro, Sabina Guzzanti e Daniele Luttazzi dalla RAI, ente televisivo pubblico e non personale come Mediaset, con il cosiddetto “editto bulgaro” perché pronunciato durante una sua visita in Bulgaria. Non serve un cervello per raccomandare attricette alla RAI (telefonata con l’ex direttore di Raduno Saccà). Il cervello non serve quando non esiste neanche un cuore. Così è Silvio Berlusconi, un essere senza cuore, incurante dei malesseri degli italiani, sempre più spogli economicamente. Probabilmente Silvio Berlusconi avrà anche un cuore, ma è ben custodito in una cassetta di sicurezza di qualche banca nascosta in un paradiso fiscale, insieme ad un consistente conto.
Sarebbe inutile soffermarci ulteriormente sulla persona Silvio Berlusconi, in quanto, come citato sopra, non esiste come persona ma solo come contenitore di idiozie e millantato credito. Il suo modo di fare politica, da intendersi ad personam, rappresenta un certo modo di concepire la politica e contro un certo modo di farla. La politica, secondo Silvio Belusconi, non è la nobile arte di governare nell’interesse del popolo, ma di arricchirsi a dismisura nell’interesse personale, deviando l’attenzione sui problemi reali, come l’economia, il lavoro, l’equità fiscale e sociale, il diritto alla salute, alla giustizia, gli investimenti sui giovani, anzi trasformando il paese, con le sue decisioni politiche, in un mercato smoderato del consumo e del delirio dove tutti si indebitano, dove i ricchi diventano sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri, dove la società civile è soffocata da politici saccenti, imbonitori, irriverenti ma anche indecenti, dove la cultura è presa a schiaffi dalle fiction, dai balletti, dalle televendite, dalla sgradevole sensazione che il superfluo sia più importante della consistenza, che la superficialità sia più rilevante dell’approfondimento.
Silvio Berlusconi non ha creato il berlusconismo, ma ha superato lo stesso concetto di politica, costruendo un’operazione di facciata, il superficialismo della politica. In politica, è sufficiente metterci la faccia, seppur corretta dal lifting e un trapianto di capelli, per ottenere consensi. Un bel gruzzolo di denaro, ovviamente, non nuoce. Anzi, è essenziale. Al bando, dunque, pensionati, operai, artigiani, ma anche professionisti della scuola e del pubblico impiego, troppo poveri per pagarsi un’efficace campagna politica mediatica, meglio i più ricchi notai, avvocati, industriali. Non importa se queste persone non sanno nulla delle problematiche della gente, tanto conta solo la decisione del capo, Silvio Berlusconi. Per il capo, i politici potrebbero essere scelti anche in un locali di scambisti, purché abbiano i soldi per autofinanziarsi, schiacciando con il denaro i candidati di partito, i puristi e gli affabili della politica, i sinceri, i genuini che tessono la trama di un programma favorevole alla gente. Il racket della politica berlusconiana non prevede programmi, non concepisce avversari, ma solo insetti ribelli ed ostinati come le zanzare da schiacciare. Non si scende a patti con il nemico. Massimo D’Alema si è già scottato nel tentativo di dialogare con il forzista Silvio Berlusconi. Walter Veltroni sarà la prossima vittima del Cavaliere. Ma esiste un nuvolo di zanzare fastidiose e pungenti che, per quanto possano essere schiacciate perché appaiono piccole, anzi microscopiche ed insignificanti, possono ronzare intorno alla testa di Silvio Berlusconi e pungerlo quando meno se lo aspetti. Non importa che una, dieci, centomila zanzare saranno schiacciate dalla mano del più forte sterminatore. Le zanzare non muoiono mai, non moriranno mai perché ci saranno sempre, nonostante le disinfestazioni della destra, le adunate fasciste e l’apertura delle parrocchie ai benpensanti, esse continueranno a pungere il Cavaliere ed i suoi alleati fino a quando non saranno devastati dalle bolle, fino all’ultimo respiro di ciascuna zanzara che si oppone allo sterminio culturale e sociale del nostro Paese e si ribella ad un certo tipo di politica qualunquista, opportunista, protezionista e privatista nella speranza che il popolo dei disagiati, degli afflitti, dei disoccupati, degli incompresi, dei realisti, dei contestatari, dei deboli, dei sensibili, degli altruisti, degli innovativi, degli ambientalisti, dei creativi, dei riflessivi, dei sapienti, dei tecnologici, dei pensionati, degli anziani, dei depressi, dei socievoli, degli impertinenti, dei malati, dei sani, dei fantasiosi, degli illustri, degli sconosciuti sia sempre vivo e fiducioso del cambiamento.
Diamo quindi voce a tutte quelle zanzare che sanno pungere e non vogliono essere schiacciate dal conflitto d’interessi di Silvio Berlusconi, a chi è a favore di una politica dove le idee crescano dal basso e non vengano imposte dall’alto, dove non esista mai una minoranza di faccendieri che ci governa, dove non ci sia mai più un Silvio Berlusconi che miete vittime in un regime che elogia la brutalità feudale di una casta privilegiata, dove il privilegio del potere sia stilizzato ed abolito e dove le zanzare sapranno garantire il ritorno di una nuova primavera politica.

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Mauro Di Leo
Sono un uomo della società civile che si è posto un obiettivo: resistere e non desistere al regime mediatico-politico di Silvio Berlusconi
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